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Richiede circa 10' di letturaCiao, io sono Valentina. In ogni puntata ti racconterò delle storie, lontane tra loro nel luogo e nel tempo, che si riveleranno più vicine di quanto non sembrasse, in un mix di cultura, storia e attualità.
La seconda stagione parla di donne: donne cancellate, donne umiliate, donne eroine. Donne che con la loro vita hanno davvero lasciato un segno profondo facendo emergere la vera natura del Potere.
Benvenuti a Io Non Sono Nessuno.
Quando pensiamo all'ingiustizia, spesso la immaginiamo come un incidente di percorso. Un poliziotto troppo violento. Un datore di lavoro razzista o sessista. Un giudice che prende una decisione sbagliata. Siamo abituati a guardare la singola crepa nel muro, pensando che basti una passata di stucco per rimettere tutto a posto.
Ma cosa succede se il problema non è la crepa? Cosa succede se a essere sbagliate sono proprio le fondamenta della casa?
Oggi facciamo un salto indietro negli anni '60 e '70, e voliamo negli Stati Uniti. Vi porto a conoscere una donna che ha passato l'intera vita a spiegarci che non ha senso combattere le singole ingiustizie se non si smonta il sistema che le produce. Una donna con una capigliatura afro pazzesca, diventata un'icona pop, ma soprattutto una delle menti politiche più lucide e rivoluzionarie del Novecento. Oggi parliamo di Angela Davis.
Nella puntata precedente abbiamo parlato di Carla Lonzi, che diiceva che non dobbiamo semplicemente chiedere "spazio" o parità all'interno delle strutture maschili esistenti, perché quelle strutture sono nate per escluderci e dominarci. Dobbiamo cambiare il linguaggio, dobbiamo cambiare la struttura stessa. Angela Davis fa esattamente questo: prende il concetto di libertà e lo ribalta, mostrandoci come il razzismo, il capitalismo e il patriarcato non siano problemi separati, ma tentacoli dello stesso identico mostro.
Angela nasce nel 1944 a Birmingham, in Alabama. Ma non l'Alabama da cartolina. Quello era il profondo Sud della segregazione razziale. Il suo quartiere veniva chiamato letteralmente Dynamite Hill, la collina della dinamite, perché il Ku Klux Klan faceva saltare in aria le case delle famiglie nere che compravano casa lì. Immaginate di crescere sapendo che la vostra stessa esistenza è una provocazione che può costarvi la vita.
I suoi genitori sono attivisti, e Angela capisce presto che l'unico modo per difendersi è studiare. E studia tantissimo. Vince una borsa di studio, va a New York, poi in Francia, e infine approda all'università a Francoforte, in Germania. Qui diventa l'allieva di due colossi della filosofia mondiale: Theodor Adorno e Herbert Marcuse.
Sapete quando a scuola c'è un bullo che decide le regole del gioco, e tutti gli altri bambini devono ubbidire altrimenti vengono messi da parte? Ecco, Adorno e Marcuse spiegavano ad Angela che il mondo degli adulti funziona un po' così. La nostra società, governata dal denaro e dal potere dei pochi, è come quel grande bullo. Ci convince che siamo liberi solo perché possiamo scegliere quale giocattolo comprare, ma in realtà ci sta costringendo a lavorare e a comportarci esattamente come vuole lui, togliendoci la vera libertà di pensare con la nostra testa e di essere felici.
Angela beve tutto d’un fiato queste parole. Ma capisce che la teoria non basta. Mentre l'Europa discute di filosofia nei caffè, in America i suoi fratelli e le sue sorelle neri vengono picchiati e uccisi nelle strade. Così, decide di tornare a casa per unire la filosofia alla lotta.
Torna in California e si iscrive al Partito Comunista e inizia a collaborare strettamente con le Black Panthers, le Pantere Nere. Ma attenzione: le Pantere Nere erano un movimento forte, nato per l'autodifesa del popolo afroamericano, ma era anche una struttura fortemente maschilista.
Angela si scontra con i suoi stessi compagni di lotta, uomini. Perché? C'era questa idea assurda, tra molti leader neri dell'epoca, che le donne dovessero stare un passo indietro, che il loro compito fosse supportare l'uomo nero nella sua riconquista della virilità calpestata dal razzismo. Il Potere non è solo bianco e capitalista; il Potere ha un genere preciso. Un leader delle Pantere Nere arrivò a dire, con un maschilismo agghiacciante:
"L'unica posizione per le donne nel movimento è quella prona"
Capite la solitudine e la forza di questa donna? Attaccata dai bianchi perché nera e comunista, e sminuita dagli stessi neri perché donna. Beh, Angela non ci sta. Non accetta di essere incasellata. E infatti, pur rimanendo vicina alle loro lotte per i diritti civili, mantiene la sua autonomia e alla fine esce dalle dinamiche interne delle Pantere Nere. Lei guarda più lontano. Capisce che la liberazione dei neri non può esistere senza la liberazione delle donne, e che la liberazione delle donne non può esistere senza abbattere le barriere di classe.
E qui arriviamo al punto di rottura. Il Sistema non tollera una donna nera, colta, che insegna filosofia all'università e che organizza le masse. Il governatore della California dell'epoca, un certo Ronald Reagan, fa di tutto per farla licenziare dall'università solo perché è comunista. Ma il peggio deve ancora venire.
Nel 1970, un giovane attivista tenta un'azione disperata e violenta in un'aula di tribunale per liberare dei prigionieri politici neri. Finisce in un bagno di sangue: muoiono il giudice e l'attentatore. Le armi usate erano state acquistate legalmente da Angela Davis per la scorta del movimento. Tanto basta allo Stato per accusarla di rapimento, cospirazione e omicidio. Accuse che nella California del 1970 significano una cosa sola: la camera a gas.
Angela diventa latitante. L'FBI la inserisce nella lista dei dieci criminali più ricercati d'America. Il presidente Richard Nixon va in televisione e la definisce pubblicamente "un'infame terrorista".
La catturano a New York. La sbattono in isolamento. E qui scatta la macchina della del fango e della delegittimazione. I media la descrivono come una donna fredda, spietata, manipolata dal suo amore per gli uomini del movimento, priva di vera coscienza politica autonoma. Oramai siete alla puntata 9, dovreste aver già riconosciuto questo schema ricorrente: il Potere cerca sempre di ridurre l'ideale di una donna a un problema di isteria o di sottomissione sentimentale.
Ma il tiro rimbalza. In tutto il mondo nasce un movimento immenso: "Free Angela". Milioni di persone scendono in piazza. Perfino John Lennon e Yoko Ono le dedicano una canzone. Ma nulla si muove nella politica e nelle istituzioni per mesi.
Siamo ormai nel 1972, dopo sedici mesi di carcere, una giuria composta da soli bianchi non può fare altro che dichiararla completamente innocente se non vuole trovarsi con una rivolta popolare. Il Sistema ha provato a schiacciarla, e ha fallito.
Cos'ha capito Angela Davis in quei sedici mesi dietro le sbarre? Ha capito che il carcere non è un luogo dove si puniscono i cattivi. Il carcere è un'industria. È lo strumento con cui il Sistema nasconde i suoi fallimenti: la povertà, la mancanza di istruzione, il razzismo sistemico. Invece di risolvere la povertà, si rinchiudono i poveri. Invece di integrare, si segrega. Ed è qui che la sua eredità diventa fondamentale per noi, oggi, nel 2026: Angela Davis ci ha insegnato che il femminismo non è una questione di quote rosa. Non ci interessa avere più donne manager se quelle manager continuano a sfruttare altre donne, magari immigrate e sottopagate, per pulire i loro uffici. Non ci interessa una donna premier o una donna capo di stato se quella donna perpetua le stesse logiche di guerra, di esclusione e di violenza del patriarcato. Una donna che perpetua quelle stesse logiche, darebbe solo vita a un altro patriarcato che altro non è che un sistema di potere nel senso di schema. E’ uno schema in cui c’è un gruppo che comanda sugli altri per caratteristiche fisiche, di classe e di ruolo sociale. Quindi sì, anche una donna può essere patriarcale.
Ma con Angela Davis diventa chiaro anche che il femminismo, se vuole essere davvero rivoluzionario, deve essere tre cose:
Deve essere intersezionale: significa che dobbiamo capire come le diverse forme di oppressione – il genere, la razza, la classe sociale, l'orientamento sessuale – si incrocino tra loro. Non esiste "la donna" in astratto. Esistono donne diverse con fatiche diverse.
Deve essere globale: perché i confini geopolitici sono solo linee tracciate dal Potere, ma il patriarcato e lo sfruttamento non hanno passaporto.
E infine, deve essere politico: non una scelta estetica, non uno slogan da stampare su una maglietta di fast-fashion prodotta da bambine nel sud del mondo. Deve essere un atto di demolizione e ricostruzione della società.
Smontare il sistema, smontare lo schema, tutto, dal linguaggio alla struttura. Proprio come voleva Carla Lonzi. Proprio come ci ha mostrato Angela Davis con il suo corpo, la sua mente e la sua libertà pagata a carissimo prezzo.
Ricordiamocelo la prossima volta che guardiamo una crepa nel muro. Non cerchiamo lo stucco. Cerchiamo il piccone.
Crediti Musiche
Intro e Outro:
credits to Speak the truth - Go By Ocean/Ryan McCaffrey
Freesound.org e Pixabay.com License CC0:
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