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Richiede circa 15' di letturaCiao, io sono Valentina. In ogni puntata ti racconterò delle storie, lontane nel luogo e nel tempo, che si riveleranno più vicine di quanto non sembrasse, in un mix di cultura, storia e attualità. La seconda stagione parla di donne: donne cancellate, donne umiliate, donne eroine. Donne che con la loro vita hanno davvero lasciato un segno profondo facendo emergere la vera natura del Potere. Benvenuti a Io Non Sono Nessuno.
In un tempo così lontano che non riusciamo a immaginarlo, nonostante i documentari che abbiamo visto in stile SuperQuark, Ipazia d’Alessandria sfidò il potere e la società. Ipazia è l’inizio, il punto “zero”: la prima donna documentata a sufficienza da farci dire “che figa che era! forse anche io posso essere come lei!”. Oggi scopriamo chi era Ipazia ma soprattutto scopriremo che c'è una Ipazia in ciascuno di noi.
La nostra storia comincia nel IV secolo dopo Cristo, siamo tra il 355 e il 370. Alessandria è la capitale culturale d’Egitto e fa parte dell’Impero Romano d’Oriente. Tra le strade di Alessandria l’odore di incenso è forte, i colori sono caldi, come il sole cocente che si staglia in un cielo azzurro intenso. In quella calura, forti contrasti culturali sono in corso: l’impero sta adottando obbligatoriamente il cristianesimo come unica religione e i pagani iniziano a essere sempre meno voluti e tollerati dal potere clericale.
Il nuovo ordine non prevede posti per le donne. Non c’è una legge scritta che lo vieti, ma c’è qualcosa di più forte: il silenzio e l’esclusione sociale. Ma la piccola Ipazia è fortunata: suo padre è un membro del Museo d’Alessandria, è un grande matematico e astronomo ma soprattutto è un pagano dalla mente veramente aperta anche per il suo tempo. Non importava che Ipazia fosse femmina, non importava che matematica e astronomia fossero materie da uomini. Non importava che la società tutta andasse in direzione opposta: Teone, il padre di Ipazia, volle farla studiare. La piccola Ipazia passa così tanto tempo con il padre, in mezzo a libri di ogni genere, scoprendo un mondo che alle altre sue coetanee non era concesso scoprire nella maggioranza dei casi. Così cresce la piccola Ipazia, finché l’allieva supera il maestro.
«Ottenne tali successi nella letteratura e nella scienza da superare di gran lunga tutti i filosofi del suo tempo. Provenendo dalla scuola di Platone e di Plotino, lei spiegò i principi della filosofia ai suoi uditori, molti dei quali venivano da lontano per ascoltare le sue lezioni». (Marco Bassi)
Questo scrisse di lei Socrate Scolastico, uno storico contemporaneo a Ipazia che a quel tempo era diventata la prima direttrice donna della scuola neoplatonica di Alessandria, fondata poco più di un secolo prima. Con fatica aveva dimostrato che essere donna non era sinonimo di “uomo mancato”, non era una “menomazione”, “un’avaria” del sesso maschile, come pensava Aristotele. Una donna era molto di più e poteva superare persino gli uomini che si ritenevano, a quel tempo, tanto superiori.
Ipazia era una donna determinata e una vera amante del mondo e pensava che la verità dovesse essere ricercata con la ragione. La ragione, non i dogmi religiosi, avvicinava davvero al divino. Con questa filosofia e con la sua competenza attirò a sé tanti allievi. Le sue lezioni di filosofia si tenevano in casa che ormai non era più solo casa sua: era un tempio della filosofia, del sapere, del confronto. Tutti i giorni, tutto il giorno un brulicare di persone affollava i corridoi e le stanze della casa di Ipazia, stupiti per la saggezza e la competenza di una donna. Ma il contributo di Ipazia non si ferma qui: aiutò a perfezionare anche l’astrolabio, uno strumento che serviva per predire la posizione delle stelle, grosso modo. Curò i lavori fondamentali di Diofanto, il padre dell'algebra... L'algebra, già. Ve la ricordate sicuramente come una delle materie meno facili. Ecco, Ipazia la dominava e la spiegava meglio di chiunque altro. Con buona pace di chi, ancora oggi, sostiene che le cosiddette discipline “STEM”, ovvero le discipline scientifiche, siano per gli uomini. Perché gli uomini “sono più portati”... giusto?
Ipazia era diventata così influente e così un punto di riferimento per la sua comunità che si permise di indossare il “tribon” o tribonio, un mantello grezzo, che era portato normalmente dai filosofi. Maschi, ovviamente. Ma non importava: con le sue opere e la sua intelligenza aveva dimostrato che ne era degna tanto quanto un uomo. Lo aveva dimostrato a se stessa, e alla società. Immaginate però lo shock dell’epoca: è come se oggi una donna entrasse in un consiglio di amministrazione fatto di soli uomini non indossando il classico tacco a spillo e tailleur rassicuranti, ma la divisa in giacca e cravatta, la divisa del potere, con una naturalezza scioccante.
Ma non credete che Ipazia non abbia pensato di cedere, qualche volta: la sua deve essere stata una vita fatta anche di solitudine, e certe volte avrà avuto paura della sua stessa gente: di chi non accettava il suo comportamento o le sue opinioni; di chi non accettava di prendere lezioni da una donna. Chissà quante volte si sarà sentita impotente, umiliata. Chissà quante volte si sarà fatta forza grazie alla sua amica più cara: la scienza. Per fortuna, tutti abbiamo qualcosa a cui aggrapparci.
Racconta Damascio, un filosofo bizantino vissuto mezzo secolo dopo la nostra protagonista:
«Ipazia così essendo abile e dialettica nei discorsi, assennata e civile nelle opere, era amata e rispettata dalla città, e i capi ricorrevano a lei quando c’era da discutere per la città, come accadeva ad Atene. Se infatti ora le cose sono cambiate, allora il nome della filosofia era magnificato e ammirato da coloro che amministravano i principali affari pubblici». (Marco Bassi)
Ma ad Alessandria si scontravano due visioni del mondo in quel momento: paganesimo e cristianesimo. Oreste, il prefetto romano di Alessandria, rispettava Ipazia e la consultava regolarmente per questioni politiche. Infatti molti figli dell’élite romana frequentavano la sua scuola. Dal lato opposto però Cirillo, il patriarca cristiano, vescovo di Alessandria, un uomo ambizioso e bigotto anche per i suoi tempi, voleva imporre l'egemonia della Chiesa sulla città. Ipazia si trovò nel mezzo. Era una donna, era pagana, era colta e in più esercitava un'influenza politica enorme su un uomo potente come Oreste. Ipazia era un problema ai piani di potere e dominio di Cirillo.
Nel marzo del 415, durante la Quaresima, in un clima di intolleranza crescente che il vescovo Cirillo aveva contribuito a creare, una folla di fanatici cristiani, guidati da un certo Pietro, tese un agguato a Ipazia mentre tornava a casa sul suo carro. Ciò che segue non è mito o leggenda. E’ documentato da fonti storiche. Ma soprattutto è umanamente orribile.
Ipazia u fatta scendere dal carro, e poi trascinata in una chiesa, il Cesareo. Venne spogliata. Una volta denudata completamente, la folla si accanì su di lì con cocci di vasi. Il suo corpo martoriato fu poi smembrato, e i suoi resti furono bruciati per cancellarne la memoria, l’esistenza. Come se ucciderla non fosse sufficiente, andava dissolta ogni traccia fisica di lei e di ciò che aveva rappresentato. E ci riuscirono.
Tre secoli dopo, Giovanni, vescovo di Nikiu, una diocesi del delta del Nilo, scrisse dell’evento dicendo che gli assassini facevano parte di «una moltitudine di credenti in Dio», che «si misero alla ricerca della donna pagana che aveva ingannato le persone della città e il prefetto con i suoi incantesimi». Una strega ammaliatrice quindi.
Se non puoi batterli con la logica, battili colpendone la reputazione. Ipazia è quasi scomparsa dai libri scolastici e molti non l’hanno mai sentita nominare. Eppure, era un’eccezione del suo tempo: è la prima donna che lascia delle tracce importanti in una disciplina tipicamente, storicamente, maschile. Fino a quel momento le donne non avevano accesso all’istruzione. Non come gli uomini. La loro era una vita relegata alla cura domestica. Alla cura della famiglia. Era “un' eccezione", sì, ma dobbiamo stare attenti: non era un’eccezione perché di straordinaria intelligenza, o meglio, anche per questo, ma era straordinaria perché una mosca bianca nella società di allora. Oggi tante donne ricercatrici di ogni settore contribuiscono come faceva lei alla ricerca della verità. Solo che sono silenziate, passano in secondo piano, molte quasi vergognandosi dei successi che ottengono. Da questo fatto quindi possiamo dire intanto che non sono davvero “eccezioni”. Il ché smentisce la teoria per cui si pensa che le donne non siano portate per la scienza.
Fermiamoci un attimo: secondo voi, se Ipazia fosse stata un uomo, l'avremmo trovata sui libri di storia?
Se pensate che questa mancanza dai libri di storia non dimostri niente, allora vi basti pensare a uno studio condotto su 3 milioni di bambini, proprio per dimostrare il cosiddetto “Gender Gap”. Questo “buco”, ovvero questa differenza tra le prestazioni di maschi e femmine inizia già 4 mesi dopo l’inizio delle elementari. Difficile pensare che si facciano cose così difficili da mettere già in difficoltà le bambine. E se ancora non vi basta, lo stesso studio ha mostrato come le bambine vadano meglio quando i bravi della classe sono “eterogenei”, o sono bambine. Se il primo della classe è un maschio invece, guarda caso, le prestazioni delle bambine peggiorano. Questo studio non dimostra che le bambine siano meno capaci. Dimostra che l’ambiente influenza la percezione delle proprie capacità, ma questo, casualmente, ha influenza solo sulla percezione delle femmine. Ma se non mi credete, se pensate sia solo una mia interpretazione, sul mio sito www.iononsononessunopodcast.it trovate tutte le fonti allo studio che ho citato.
Ma torniamo a noi: da dove viene quella vergogna del successo? Lo sappiamo perfettamente tutti. L’origine è la stessa che portò quei pazzi fanatici a spogliarla completamente: lei indossava l’abito tipico dei filosofi, il tribon, ricordate? E una donna non poteva, non doveva, comportarsi come un uomo. Ma si pensate che oggi quel meccanismo di potere non esiste più, visto che le donne hanno conquistato, innegabilmente, il diritto all'istruzione... beh, vediamo insieme perché non è così semplice come può sembrare.
Dentro la Chiesa cattolica per una donna è ancora impossibile diventare Vescovo, Cardinale o Papa. Eppure la Chiesa è, per i suoi fedeli, un punto di riferimento etico e comportamentale, quindi dobbiamo supporre che i suoi modelli di comportamento vengano così trasmessi a chi crede nella Chiesa. Ed è subdola la cosa perché sono modelli impliciti. Non vi vengono spiegati apertamente. Quelli di voi che credono, ora, staranno dicendo “ma cosa c’entra?”, ed eccola precisamente lì la prova di ciò che sto dicendo. Chiedetevi questo: nei Vangeli le donne sono importanti quanto gli uomini? Proviamo a rispondere a questa domanda: pensiamo anche solo a Maria. Non vi ho convito? Ok, allora perché le donne non possono assumere posizioni così alte nella chiesa Cattolica ma per altre chiese cristiane invece sì? Evidentemente il ruolo della donna nei testi sacri non è proprio così secondario come sembra. E ancora: quando si vuole screditare una donna, il più delle volte non lo si fa argomentando nel merito, ma lo si fa attraverso il sessismo. Pensiamo ai recentissimi casi di cronaca in cui abbiamo scoperto del sito phica.eu, dove sono state trovate foto anche di donne politiche, donne di potere. E’ lo stesso meccanismo con cui anni fa Salvini screditava Laura Boldrini dandole della bambola gonfiabile. E’ lo stesso meccanismo che nei commenti sui social ci fa trovare il peggio degli uomini. E purtroppo, anche delle donne che hanno introiettato il maschilismo come una dinamica giusta, indispensabile, nell’ordine naturale delle cose. Nel 2023, in Italia la percentuale di donne tra i 25 e i 34 anni con una laurea Stem (Scienza, Tecnologia, Ingegneria, Matematica) è stata meno della metà di quella riscontrata tra gli uomini (16,8% tra le ragazze e 37% tra i ragazzi). Dalle prove INVALSI dello stesso anno, emerge che le bambine hanno ottenuto già nella scuola primaria risultati più bassi di 9 punti nelle discipline scientifiche rispetto ai loro coetanei. Credete davvero che sia una questione di geni? Di sesso? No. Lo so, lo sapete già anche voi, ma diciamolo ad alta voce: il patriarcato.
Piccola postilla per tutti quelli che sicuramente avranno da ridire: il patriarcato è lo stesso che fa provare vergogna a un bambino che va male in matematica ma è bravissimo in musica o in letteratura. O nella danza. O perché vuole vestirsi di rosa. Ce la faremo a capire che a combattere questo sistema di potere ci guadagna tutta la collettività, a prescindere dal genere? Non lo so se ce la faremo, ma questa stagione è dedicata a coloro che non si sono ancora arresi.
Ringraziamento Speciale a Marco Bassi, voce e autore del podcast Racconti senza Buccia, che ha prestato la voce per le parti maschili.
Crediti Musica:
Intro/Outro song: Speak The Truth - Go By Ocean/Ryan McCaffrey
Other songs (Freesound.org, YouTube Library):
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