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Richiede circa 10' di letturaCiao, io sono Valentina. In ogni puntata ti racconterò delle storie, lontane tra loro nel luogo e nel tempo, che si riveleranno più vicine di quanto non sembrasse, in un mix di cultura, storia e attualità.
La seconda stagione parla di donne: donne cancellate, donne umiliate, donne eroine. Donne che con la loro vita hanno davvero lasciato un segno profondo facendo emergere la vera natura del Potere.
Benvenuti a Io Non Sono Nessuno.
Nella scorsa puntata abbiamo viaggiato tra i corridoi della politica italiana insieme a Tina Anselmi. Abbiamo visto una donna muoversi dentro le istituzioni, occupare stanze di potere visibili, firmare leggi, guidare commissioni d'inchiesta per svelare i segreti più oscuri della Repubblica. Tina Anselmi ha usato lo Stato per proteggere i cittadini, combattendo il potere deviato dall'interno del sistema.
Oggi facciamo un salto indietro nel tempo e nello spazio. Lasciamo l'Italia degli anni '70 e atterriamo nell'America del secondo dopoguerra. Un'America euforica, convinta di poter dominare la natura, lo spazio, l'atomo.
Oggi parliamo di Rachel Carson.
Il collegamento con Tina Anselmi è sottile ma d'acciaio: passiamo dalla politica visibile alla verità invisibile. Rachel Carson non governa, non siede in Parlamento. Non ha il potere delle leggi. Eppure, fa qualcosa di ancora più pericoloso per lo status quo: mostra esattamente ciò che il potere economico e politico vuole nascondere. E se il sistema, a volte, può tentare di integrare o mediare con una figura politica come la Anselmi, di fronte a Rachel Carson non può farlo. Deve fare una sola cosa: fermarla. Perché la verità, quando tocca i profitti, diventa il pericolo più grande.
Rachel nasce nel 1907 in una piccola fattoria a Springdale, in Pennsylvania. È una bambina che impara a leggere il mondo non solo sui libri, ma attraverso lo sguardo di sua madre, che le insegna a esplorare i boschi, a riconoscere il canto degli uccelli, a percepire la terra come un organismo vivo.
Rachel ha un talento innato: scrive divinamente. All'inizio, all'università, studia inglese e scrittura creativa. Vuole fare la scrittrice. Ma poi, succede qualcosa. Il mare e la vita biologica la folgorano. Sente il richiamo della scienza e decide di cambiare rotta: si laurea in Biologia nel 1929 e, nonostante le costanti difficoltà economiche della famiglia, riesce a ottenere un master in zoologia alla Johns Hopkins University nel 1932.
Vorrebbe continuare, vorrebbe il dottorato. Ma la vita, per le donne come Rachel, non è mai una linea retta. Nel 1932 suo padre muore improvvisamente. Rachel si ritrova da sola, con risorse finanziarie misere, a dover mantenere la madre anziana. Il dottorato diventa un lusso che non può permettersi. Deve lavorare.
Trova un impiego come scrittrice scientifica per il Dipartimento della Pesca degli Stati Uniti. E qui, nel 1936, compie un piccolo miracolo burocratico: diventa la seconda donna in assoluto a essere assunta a tempo indeterminato in quel dipartimento come biologa marina.
Il suo capo inizialmente rifiuta uno dei suoi testi scientifici per la radio. Le dice che è troppo letterario. Le suggerisce di mandarlo a una rivista culturale, The Atlantic Monthly. Rachel lo fa. L'articolo viene accettato. È l'inizio di una firma che cambierà la percezione della scienza in America.
Ma proprio mentre la sua voce inizia a farsi strada, la vita le chiede il conto. Sua sorella maggiore muore a soli quarant'anni, lasciando due bambine piccole. Chi se ne prende cura? Rachel.
Anni dopo, scrive una trilogia di libri sul mare. Il secondo, The Sea Around Us, pubblicato nel 1951, diventa un successo planetario. Rimane nella lista dei best seller del New York Times per 86 settimane, vince il National Book Award, ispira un documentario che vince persino un Oscar. Finalmente arriva la sicurezza economica. Nel 1952 Rachel può permettersi di lasciare il lavoro governativo per dedicarsi alla scrittura a tempo pieno. Ha una casa tutta sua, può respirare.
Ma la tregua dura pochissimo. Nel 1957, una delle nipoti che aveva cresciuto muore a soli 31 anni, lasciando un bimbo di cinque anni, Roger. Rachel non ci pensa due volte: adotta il bambino, continuando contemporaneamente a prendersi cura della madre, che ormai ha novant'anni.
Provate a guardarla, questa donna. È una scienziata di fama internazionale, ha una mente brillantissima, eppure le sue giornate sono scandite dal lavoro di cura. Accudire i malati, crescere i bambini, mandare avanti la casa.
Facciamola una piccola considerazione su questo: la CURA.
Ci avete mai pensato? La cura per la famiglia, la cura per i corpi, per i vecchi, per i bambini, è da sempre, storicamente, un compito assegnato alle donne. Un compito invisibile, gratuito, che spesso grava come un fardello sulle carriere e sulle ambizioni femminili. Ma in Rachel Carson, questo istinto della cura fa un salto quantico. Non si ferma tra le mura di casa. La cura per i suoi cari diventa, in modo del tutto naturale, la cura per il pianeta. È lo stesso identico movimento del cuore e della mente: proteggere la vita vulnerabile dall'aggressione distruttiva.
Verso la metà degli anni Quaranta, il governo e le industrie chimiche americane iniziano a spruzzare tonnellate di un nuovo, miracoloso insetticida: il DDT. Lo spruzzano ovunque. Sui campi, nelle paludi, persino sulle spiagge affollate di bambini. È il simbolo del progresso umano che sconfigge la natura selvaggia e pericolosa.
Ma a Rachel arrivano lettere allarmanti. Un'amica, Olga Owens Huckins, le scrive dal New England: gli aerei governativi hanno spruzzato il DDT sul suo santuario degli uccelli, e il giorno dopo il terreno era un cimitero di ali immobili. Più nessun canto. Nessun fischio.
Rachel capisce. Comincia a indagare. Per quattro anni raccoglie dati, parla con chimici, biologi, patologi. Scopre che i biocidi non uccidono solo l'insetto bersaglio; entrano nella catena alimentare, si accumulano nei tessuti, avvelenano i fiumi, i pesci, gli uccelli e, infine, l'uomo. Provocano il cancro. Distruggono la vita.
Nel 1962 esce il suo capolavoro più celebre: Primavera silenziosa. Il titolo descrive un futuro distopico ma imminente, un mondo in cui la primavera arriva, ma non ci sono cinguettii. Solo silenzio.
E qui scatta la reazione del Potere. Quella che abbiamo già visto tante volte nella storia.
Vi ricordate di Ipazia di Alessandria o di Nelly Bly? Ne abbiamo parlato. Quando una donna tocca la verità e mette in crisi i dogmi del potere – che sia il potere religioso del vescovo Cirillo o il potere miliardario delle multinazionali chimiche come Monsanto e American Cyanamid – l'arma immediata è la delegittimazione.
Le aziende chimiche investono milioni di dollari in una campagna diffamatoria senza precedenti. Houghton Mifflin, l'editore, viene minacciato di querele per fermare la stampa. E l'attacco personale è feroce. Rachel Carson viene definita dai media e dagli scienziati prezzolati come una donna isterica, una zitella emotiva, non qualificata perché è una biologa marina e non una biochimica. Qualcuno la definisce una semplice birdwatcher con troppo tempo libero, priva di professionalità. Alcuni la accusano di essere una comunista che vuole distruggere l'agricoltura americana per favorire i sovietici.
E sentite cosa scrive Robert White-Stevens, uno scienziato portavoce dell'industria chimica:
“Se l'uomo dovesse seguire gli insegnamenti di Miss Carson, si tornerebbe al Medioevo e gli insetti e le malattie erediterebbero ancora una volta la terra”
Capite la narrazione? Tu, donna, sei l'irrazionalità che vuole riportarci al Medioevo, mentre noi, uomini del profitto, siamo il progresso.
Ma c'è un dettaglio che rende questa storia ancora più straziante. Mentre subisce questi attacchi brutali, mentre viene trascinata nei talk show televisivi a difendere il suo lavoro, Rachel Carson sta morendo. Le è stato diagnosticato un cancro al seno mentre scriveva il libro. Ha subito una mastectomia, è devastata dalle radiazioni, è gravemente anemica. Ma non lo dice a nessuno. Non vuole che l'industria chimica usi la sua malattia per dire che il suo libro è il frutto del delirio di una malata terminale.
Nel maggio del 1963, debolissima, testimonia davanti alla Commissione Consultiva Scientifica del Presidente Kennedy. E la sua precisione millimetrica, la sua calma glaciale e scientifica schiantano i giganti della chimica. La commissione dà ampiamente ragione a lei.
Ma Rachel non vedrà la fine di questa battaglia. Muore il 14 aprile 1964, a soli 56 anni, per un infarto causato dalle metastasi che ormai avevano raggiunto il fegato.
Ma la sua è una vittoria postuma totale.
Primavera silenziosa non è stato solo un libro; è stato il Big Bang del movimento ambientalista contemporaneo. È da quelle pagine, scritte da una biologa marina affaticata dall'onere della cura familiare e devastata dal cancro, che l'opinione pubblica occidentale ha aperto gli occhi. Pochi anni dopo la sua morte, nel 1972, il DDT verrà ufficialmente bandito negli Stati Uniti, e poi nel mondo. Nasceranno le prime agenzie per la protezione dell'ambiente.
Oggi Rachel Carson ha scuole dedicate a lei, ponti che portano il suo nome, e nel 1980 le è stata conferita la Medaglia Presidenziale della Libertà, la massima onorificenza civile americana.
Ma la sua vera eredità è un'altra. È la domanda morale che ci ha lasciato. Rachel ci ha insegnato a chiederci sempre: “chi parla? perché lo fa? quali sono i suoi interessi?”. Ci ha insegnato che non esiste un progresso che possa prescindere dal rispetto dei cicli naturali, perché, come scriveva lei: «Le nostre azioni sconsiderate e distruttive entrano a far parte dei vasti cicli della Terra e con il tempo ci ritornano indietro, creando pericoli per noi stessi».
Anche oggi, quando sentiamo parlare di crisi climatica, quando vediamo scienziate e attiviste ridicolizzate e definite "isteriche" dai giganti del fossile o del profitto, ricordiamoci di Rachel. La delegittimazione è sempre la stessa. Ma la verità invisibile, prima o poi, emerge. Sempre.
Crediti Musiche
Intro e Outro:
credits to Speak the truth - Go By Ocean/Ryan McCaffrey
Freesound.org e YouTube.com Libraries - License CC0:
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